Conseil des jeunes valdôtains: l’esperienza di Antonio Pepe

Nella settimana dal 31 luglio al 4 agosto ho avuto la possibilità, e soprattutto il piacere, di prender parte alla sesta edizione del Conseil des Jeunes Valdôtains.

In questa settimana ho vissuto in prima persona il Consiglio Regionale, cimentandomi nei lavori consiliari e nelle discussioni in plenaria.

Quest’esperienza all’interno della sala del consiglio mi ha dato la possibilità di confrontarmi con giovani valdostani/e appartenenti ad altre realtá politiche. Eravamo in uno spazio apartitico, per questo è stato possibile discutere e confrontarsi sulle varie tematiche politiche, senza per forza far fede a posizioni di partito, cosa che ha permesso a tutti e tutte di esprimere pienamente le proprie idee.

Ho aperto la mia presentazione volgendo un pensiero a quelle che sono le mie origini, una famiglia di  contadini analfabeti del sud italia e io che in quel momento sedevo in quel luogo, pensiero che voleva ricordare sempre chi si è e da dove si viene.

Nel corso del Conseil l’aula ha incentrato il dibattito su due progetti di legge: il sistema educativo e la democrazia digitale.

Il primo, dopo un animato dibattito sul tema delle scuole private, è stato respinto dall’aula.

Il secondo, invece, ha visto un’accesa discussione in commissione sui ruoli di sorveglianza dei social media e siti web ma infine l’aula, con una larga maggioranza, ne ha dato l’approvazione.

Esperienze  come questa ti fanno crescere, ti catapultano in un mondo che conosci solo da fuori e ti consentono di vivere tutto l’iter decisionale di un progetto di legge.

Ho compreso la delusione del veder rigettato un ideale in cui credi, ma anche la soddisfazione di aver creato qualcosa.

In quella sala, gremita di giovani, ho visto un futuro prospero per la politica e la democrazia, anche se fuori si sente parlare di distanza tra giovani e politica e di lontananza dalla politica.

Concludo nello stesso modo con cui ho concluso il mio discorso di chiusura: “i giovani corrono veloci, ma gli anziani conoscono la strada”, una frase che deve rispecchiare quello che sarà il ricambio generazionale e soprattutto dare unione tra più generazioni che si sono trovate a vivere tempi diversi, ma che ora sono chiamate ad affrontare le stesse sfide.

 

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